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Una antica leggenda racconta che un pioniere greco, di nome Enotro, sbarcato in una zona dell'Italia meridionale, e avendo con sè delle barbatelle, le impianto e comincio a coltivare la vite. Quella zona dell'Italia, attuale Basilicata-Calabria,fù chiamata da allora Enotria, o Enotria Tellus, cioè terra del vino. Gli Etruschi, durante i loro banchetti, avevano l'usanza di spargere il vino sul pavimento come segno augurale e, per ingraziarsi gli Dei, lo versavano sul fuoco delle are. Tale usanza era definita "libagione", nome rimasto col significato di abbondante bevuta. Gli Etruschi furono i primi ad introdurre l'uso del vino "pretto", cioè naturale, mentre Greci e Romani lo pasticciavano con aggiunta non solo di acqua, ma di infusi vari di erbe, con miele ed altre sostanze dolcificanti. Plinio il Vecchio, il più insigne naturalista dell'antichità, classifico minuziosamente ben 195 vini, comprendendo non solo i vini italiani, ma anche quelli sparsi in tutti i paesi dell'Impero. Di questi vini, 80 erano considerati di alta qualità e i restanti di tipo meno pregiato.
Durante il Medioevo fù la Chiesa a promuovere lo sviluppo della viticultura. Infatti accanto alle Abbazie ed ai principali Conventi, basti pensare all'Abbazia di Cluny e a Clos Vougeot in Francia, alla Certosa di Pavia in Italia, sorgevano non solo centri di produzione del vino, ma vere e proprie scuole di viticultura ed enologia. Se, nella viticultura si raggiunsero grandi risultati, nell'enologia, le cose furono un pò diverse. In mancanza totale di dati scientifici, dal Medioevo fino al Ventesimo secolo le condizioni rimasero più o meno invariate, con inevitabili alti e bassi. Se, col tempo si erano perse le usanze romane, le pratiche enotecniche erano tutte svolte sulla base di conoscenze empiriche e anche di credenze tramandate dalla tradizione popolare. Nel 1275 il comune di San Geminiano, famoso per le sue torri ma anche per il vino, conferiva ad un artigiano di nome Cheronimo, il permesso di aprire una fornace per "L'arte del vetro". Da quella fornace cominciarono ad essere sfornati bicchieri, bottiglie e fiaschi. Naque cosi il famoso fiasco toscano, destinato a soppiantare i contenitori di creta smaltata e di terracotta. Sembra che il rivestimento in paglia del fiasco sia stato inventato nientemeno che da Leonardo Da Vinci, per espressa richiesta di un gruppo di vetrai. Per evitare le furbizie sulle dimensioni e capacità dei fiaschi, fù emanato a Firenze un decreto che stabiliva la capacità del fiasco in "Mezzo quarto" assia il corrispondente di Litri 2,280. Successivamente, le vetrerie ricevettero la disposizione di stampare il bollo, cioè lo stemma del giglio di Firenze, sul collo a garanzia della misura esatta. La comparsa dei flagelli venuti da oltre oceano alla fine del dicannovesimo secolo, cioè l'oidio, la filossera e la peronospera, oltre ad avere causato la distruzzione di un'incalcolabile quantità di vigneti, causarono anche una vera e propria rivoluzione nella cultura della vite, che da statica divenne dinamica e da empirica si trasformo in scientifica. Si deve infatti al progredire della chimica e della biologia se furono progressivamente svelati i misteriosi fenomeni legati alla vinificazione. L'invenzione poi di numerose macchine da lavoro , contribui ulteriormente a creare la moderna enologia.